Skip to content

COSA NE PENSO DEL DOCUMENTARIO “THE GAME CHANGERS”?

Condividi

Ho recentemente visto il documentario The Game Changers, su Netflix. Per intenderci è quello che ha fatto molto scalpore ed è diventato virale nell’ambiente fitness e soprattutto tra i fan della dieta vegetariana e vegana.

Una premessa fondamentale: io di lavoro faccio la Nutrizionista. Non prendo soldi dall’industria della carne e non faccio parte di una “ka$stah” di scienziati cattivacci che vogliono vendervi malattie per poter ingrossare le borse di Big Pharma. Perché lo premetto? Mi trovo costretta a fare questa premessa superflua e un po’ scemotta a causa dei tempi che corrono, dove le persone tendono a fidarsi poco degli scienziati e divulgatori scientifici, mentre si fidano ciecamente di persone con una cultura scientifica veramente bassa. Questo è pericoloso in generale ed è pericoloso anche in questa occasione. Vediamo perché.

.

1.SONO IGNORANTE, CASCO DAL PERO, ALLORA TUTTI DEVONO ESSERE IGNORANTI COME ME.
Il protagonista del documentario è un atleta un po’ ignorante in fatto di alimentazione, convinto ad esempio che per diventare forti e virili e per avere il giusto quantitativo di energia, serva una montagna di proteine animali tutti i giorni.

Ora, questa è una convinzione stupida, non ci sono altri modi per dirlo. Certo, nell’ambiente delle palestre l’avrete tutti sentita nominare e rinominare dal “palestrato” che si è reinventato personal trainer dopo aver sollevato 4 pesi. Al contrario però chiunque svolga il lavoro di Nutrizionista, Dietista, Medico, Personal Trainer e sia preparato in materia alimentare e aggiornato, sa che questa cosa è una scemenza bestiale.

La fonte principale di energia (anche e soprattutto per un atleta) sono i carboidrati che, guarda un po’, derivano quasi esclusivamente da fonti vegetali.
Secondariamente ci sono i grassi che possono essere sia animali che vegetali, i quali (come sappiamo tutti) devono essere preferiti perché a prevalenza insatura e quindi protettiva per le malattie cardiovascolari.
Da ultimo e solo in casi estremi (di carenza degli altri due macronutrienti), anche le proteine possono fornire energia, anche queste però possono derivare sia da fonti animali che vegetali.

In una dieta sana il 45 – 60% delle calorie deve derivare da Carboidrati, il 25 – 35% da Grassi (a prevalenza insaturi), il 12 – 20% da Proteine.

Il protagonista è palesemente inesperto in materia alimentare, ma ci vuole far credere di aver scoperto l’acqua calda.

.

2.FACCIO DI TUTTA UN ERBA UN FASCIO, TANTO NON SE NE ACCORGE NESSUNO.
No carino, purtroppo per te ce ne siamo accorti. Durante il documentario vengono prese ad esempio come fonti di proteine animali: pollo fritto, maiale fritto, carni da BBQ, salmone, uova, latte e altre. Si asserisce poi truffaldinamente che non ci sia differenza tra una fonte e l’altra di proteine animali, fanno tutte malissimo, moriremo domani mattina tra le 9.05 e le 9.12 se le mangiamo.

Questo trucchetto di fare “tutta un erba un fascio” è una vera trappola per chi si intende poco di alimentazione. Chiunque conosca un po’ di scienza alimentare sa che “tutto dipende”, le fonti proteiche (come tutti gli alimenti) hanno pro e contro e vanno contestualizzate per frequenza e tipologia di assunzione. Non è uguale mangiare alette di pollo fritte pucciate nella maionese tutti i giorni e farsi un petto di pollo 2 volte alla settimana. Ne convenite?

Tra l’altro volendo potrei farvi lo stesso discorso al contrario: se friggete le zucchine e ne mangiate tutti i giorni una bella porzione a pranzo e a cena, pensate che starete bene tra un paio di mesi? Sono vegetariane… eppure… traete le vostre conclusioni.

.

3.USO IL “SCIENTIFICHESE” CHE FA MOLTO FIGO.
Per capire meglio cosa ne penso del “scientifichese” leggete il mio pezzo sulla dieta Sirt (l’ultima scemenza in fatto di moda alimentare).

Anche in questo documentario ad un certo punto, subdolamente, usano il “scientifichese”. Mettono su dei siparietti fingendo che siano esperimenti scientifici, i quali di scientifico però non hanno nulla. In particolare:
• I campioni (le persone sottoposte all’esperimento) sono pochi.
• I campioni non sono statisticamente significativi (sono persone che mangiano di cacca, gente che mangia fast food e carne fritta TUTTI i giorni, è ovvio che se gli dai una settimana di dieta plant-based poi stanno meglio).
• Gli esami proposti sono parziali e spesso scientificamente inappropriati (es. contare il numero di erezioni notturne dopo un pasto onnivoro e uno vegano… ).
• Non c’è peer-review (revisione tra pari) ossia i dati ottenuti non sono stati rivisti e rivalutati da altri scienziati.

In pratica, valenza delle prove “scientifichesi” mostrate nel documentario: ZERO SPACCATO.

.

4.FACCIO DI TUTTA UN ERBA UN FACIO, VERSIONE VEGANA/PLANT-BASED/VEGETARIANA.
Durante il documentario ho notato una grande confusione tra vegetarianesimo, veganesimo e dieta plant-based. In pratica si continua a citare indistintamente l’una o l’altra senza mai soffermarsi sul fatto che sono molto diverse fra loro.

Gli stessi atleti che vengono portati ad esempio, non sono tutti vegani (alcuni mangiano tranquillamente latte e uova. Ma come, non facevano malissimissimo?), addirittura non sono tutti vegetariani (alcuni di essi per esempio ogni tanto mangiano pesce. Ma come, il salmone non era mortale?).

Va da sé che se già non c’è chiarezza su questo punto, il documentario non è meritevole di particolari attenzioni. Ma voglio farmi del male e lo porto a termine.

.

5.ATLETI E ANEDDOTI.
In ambito scientifico qualunque resoconto riportato da una singola persona (anche Medico/Scienziato) su un effetto di un determinato fattore in merito alla salute del soggetto è detto “aneddoto”.

Valenza scientifica dell’aneddoto: ZERO SPACCATO.

Perché? Beh è molto semplice, un aneddoto per sua natura è parziale, spesso non ripetibile e statisticamente non significativo. Ad esempio Bolt prima della gara si pappa una valanga di alette di pollo fritto e Phelps si spara la bellezza di 12.000 kcal. Cosa gli vogliamo dire? Niente! Sono due mostri, eccezionali e inarrivabili per noi altri umani normali.

Da Nutrizionista dovrei forse consigliare 12.000 kcal al giorno o una valanga di pollo fritto agli atleti che seguo? Certamente no! Sono aneddoti, che come tali non hanno alcuna valenza scientifica, al pari degli aneddoti riportati nel documentario.

Non sappiamo infatti come sia la vita degli atleti intervistati, non conosciamo grammature e ripartizioni dei nutrienti nella loro alimentazione, non ci è dato sapere l’apporto calorico della loro dieta, non conosciamo come e quanto si allenano. Soprattutto siamo sicuri che ottengano quei risultati per genetica, per predisposizione, per costanza/allenamento/tenacia/testa e anche per la dieta, invece che SOLO per la dieta?

No! E perché non lo sappiamo? Perché sono aneddoti, non dati scientifici!

.

6.MA TUTTO SOMMATO CHISSENEFREGA DELLE LINEE GUIDA.
Le linee guida per una sana e corretta alimentazione ci dicono che una grossa parte della nostra alimentazione deve derivare da fonti vegetali: cereali, verdura, frutta, legumi, semi oleosi, olio d’oliva. Una parte minore da fonti animali: pesce, carne magra, latte e uova. Una parte ancora minore da carni rosse. Una parte veramente piccola piccola da carni processate e infine una parte minuscola da cibi industrializzati.

Questa in buona sostanza è una dieta mediterranea ben congegnata. “Tutto il resto è noia” diceva il Califfo. Sulla dieta mediterranea abbiamo migliaia di studi che la indicano come dieta migliore in assoluto, più protettiva nei confronti di malattie cardiovascolari, diabete e cancro.

La dieta mediterranea è quasi prevalentemente vegetale, se fatta nella maniera giusta.

E’ possibile mangiare vegetariano e stare bene? Certo, senza problemi, con alcune accortezze!

Si può fare una dieta vegana? Sì, con alcune accortezze, molti la possono fare. Non tutti perché in alcuni casi purtroppo mal si accorda con alcuni stati di salute particolari. Inoltre va ben calibrata e spesso (non sempre, ma spesso) richiede il supporto di integrazione. Per questo si tende a consigliare in generale una dieta vegetariana, molto più sostenibile a lungo termine.

.

PER CONCLUDERE
Eccomi giunta al termine di questa recensione. Come avrete capito non ne penso molto bene di questo documentario. L’ho trovato parziale, mal costruito, pieno di bias cognitivi e quindi poco scientifico.

Con questo vi sto consigliando di abbottarvi di carnazza? Ovviamente no, rimango anzi d’accordo sul fatto che ridurre il consumo di carni animali abbia un significativo impatto positivo sulla nostra salute e su quella del pianeta.

Inoltre aggiungo che il documentario va contestualizzato. Infatti c’è da dire che in Italia siamo molto fortunati e di base abbiamo una alimentazione migliore che in tutto il resto del pianeta. Ad esempio un collega inglese del mio futuro marito, giunto in Italia qualche mese fa per motivi di lavoro, è impazzito di gioia nel trovare frutta e verdura in quantità e varietà nei supermercati. A pranzo coglieva l’occasione per mangiarsi delle belle badilate di passati di verdura e insalate, cosa che in Inghilterra non riusciva a fare, per il difficile reperimento della materia prima. Assurdo vero? Eppure è così.

Questo particolare balza subito all’occhio guardando il documentario. Molti degli intervistati e lo stesso protagonista, non sono proprio abituati ad una dieta sana. Anzi ritengono opportuno mangiare verdura 2 o 3 volte alla settimana e non distinguono tra pollo fritto e petto di pollo, tra fish and chips e merluzzo al forno. Per loro è normale mangiare carne tutti i giorni, non gli sembra strano mangiare fast food tutte le sere. Sembra quindi ovvio ed evidente che passare da una alimentazione completamente errata ad una plant-based gli dia effetti mirabolanti.

Con questo concludo, che ho già scritto troppo.

Mi raccomando però, la prossima volta che leggete/guardate/ascoltate informazioni a tema alimentare, siate critici, chiedetevi cosa c’è di vero, ricercate le fonti, soppesate le affermazioni.